Rigenerazione Ex Lavatoio e Largo San Giacomo

Da cesura urbana a polo museale diffuso: il progetto di riconnessione tra la città storica e il porto canale di Cesenatico.

Il progetto nasce da una frattura. L’edificio dell’Ex Lavatoio, manufatto storico vincolato affacciato su Largo San Giacomo, separava da anni il tessuto consolidato della città storica dal porto canale leonardesco e dal Museo della Marineria. Un retro urbano dimesso, eccentrico rispetto ai flussi principali, privo di mix funzionale e vulnerabile alle esondazioni stagionali. Il progetto, aggiudicato tramite gara europea dal Raggruppamento Temporaneo composto da Pier Currà Architettura, DodiMoss e Marco Peroni Ingegneria, trasforma questa cesura in infrastruttura di connessione.
Il dispositivo centrale è la riattivazione della navata dell’Ex Lavatoio come laboratorio visitabile per il restauro delle imbarcazioni tradizionali. La trasparenza degli involucri consente di osservare liberamente le lavorazioni dall’esterno: i maestri d’ascia al lavoro diventano parte integrante del percorso museale, garantendo all’area vitalità e presidio sociale tutto l’anno, oltre la stagione turistica. All’interno, un pontile sopraelevato in doghe di larice definisce i flussi del pubblico; pareti manovrabili in essenze della tradizione nautica (quercia, olmo, pino) fungono da xiloteca verticale e da elemento flessibile per eventi e mostre.
Sull’esterno, una seconda pelle in acciaio corten forato e piegato riveste i fronti corti dell’edificio: il grado di apertura della foratura è modulato parametricamente per restituire, come una filigrana, i profili delle storiche vele al terzo. Bioclimatica, identitaria e a bassa manutenzione, questa scelta trasforma il Lavatoio in un landmark riconoscibile che dialoga con il porto senza imitarlo.

Nello spazio pubblico tra l’edificio e il canale, un sistema di installazioni scultoree in acciaio, “La Flotta di Terra”, ricrea la sagoma delle vele, fisse e materiche a differenza di quelle stagionali sull’acqua. Queste strutture agiscono anche come marker per un sistema di Realtà Aumentata, attraverso cui i visitatori accedono a contenuti storici sovrapposti allo spazio reale. Il museo si fa diffuso, senza pareti e senza orari. Un nastro narrante in pietra naturale, integrato con la guida podotattile, conduce lungo il percorso pedonale di 130 metri che collega il Lavatoio alla Sezione Galleggiante del Museo. L’area verde di Largo San Giacomo è ripensata attorno a due elementi generativi, Acqua e Aria, con una vasca a sfioro che restituisce la memoria del luogo, una fontana a raso, uno sportground e un playground tematizzato. La sostenibilità ambientale attraversa ogni scala del progetto: tegole fotovoltaiche integrate sulla falda, pompa di calore, raccolta delle acque meteoriche, pavimentazioni drenanti e verde autoctono, il tutto verificato secondo i CAM e una metodologia LCA/LCC applicata sin dalla fase di fattibilità.

Il progetto nasce da una frattura. L’edificio dell’Ex Lavatoio, manufatto storico vincolato affacciato su Largo San Giacomo, separava da anni il tessuto consolidato della città storica dal porto canale leonardesco e dal Museo della Marineria. Un retro urbano dimesso, eccentrico rispetto ai flussi principali, privo di mix funzionale e vulnerabile alle esondazioni stagionali. Il progetto, aggiudicato tramite gara europea dal Raggruppamento Temporaneo composto da Pier Currà Architettura, DodiMoss e Marco Peroni Ingegneria, trasforma questa cesura in infrastruttura di connessione.
Il dispositivo centrale è la riattivazione della navata dell’Ex Lavatoio come laboratorio visitabile per il restauro delle imbarcazioni tradizionali. La trasparenza degli involucri consente di osservare liberamente le lavorazioni dall’esterno: i maestri d’ascia al lavoro diventano parte integrante del percorso museale, garantendo all’area vitalità e presidio sociale tutto l’anno, oltre la stagione turistica. All’interno, un pontile sopraelevato in doghe di larice definisce i flussi del pubblico; pareti manovrabili in essenze della tradizione nautica (quercia, olmo, pino) fungono da xiloteca verticale e da elemento flessibile per eventi e mostre.
Sull’esterno, una seconda pelle in acciaio corten forato e piegato riveste i fronti corti dell’edificio: il grado di apertura della foratura è modulato parametricamente per restituire, come una filigrana, i profili delle storiche vele al terzo. Bioclimatica, identitaria e a bassa manutenzione, questa scelta trasforma il Lavatoio in un landmark riconoscibile che dialoga con il porto senza imitarlo.

Nello spazio pubblico tra l’edificio e il canale, un sistema di installazioni scultoree in acciaio, “La Flotta di Terra”, ricrea la sagoma delle vele, fisse e materiche a differenza di quelle stagionali sull’acqua. Queste strutture agiscono anche come marker per un sistema di Realtà Aumentata, attraverso cui i visitatori accedono a contenuti storici sovrapposti allo spazio reale. Il museo si fa diffuso, senza pareti e senza orari. Un nastro narrante in pietra naturale, integrato con la guida podotattile, conduce lungo il percorso pedonale di 130 metri che collega il Lavatoio alla Sezione Galleggiante del Museo. L’area verde di Largo San Giacomo è ripensata attorno a due elementi generativi, Acqua e Aria, con una vasca a sfioro che restituisce la memoria del luogo, una fontana a raso, uno sportground e un playground tematizzato. La sostenibilità ambientale attraversa ogni scala del progetto: tegole fotovoltaiche integrate sulla falda, pompa di calore, raccolta delle acque meteoriche, pavimentazioni drenanti e verde autoctono, il tutto verificato secondo i CAM e una metodologia LCA/LCC applicata sin dalla fase di fattibilità.

Committente:

Comune di Cesenatico

Anno:

2026

Tipologia:

Rigenerazione urbana - musealizzazione

Incarico:

Concorso

Importo lavori:

3.500.000 €

Design Team:

arch. Pier Nicola Currà, arch. Riccardo Minghini (responsabile progetto), arch. Nicolas Piazza, arch. Vincenzo Vodola, arch. Matteo Giulianelli, ing. Paola Mussoni, dott.ssa Priya Baldazzi, arch. Alice Ravizza, arch. Eleonora Fantini, arch. Alberto Pedrelli.

Partners:

Dodi Moss, Marco Peroni Ingegneria

Immagini:

PCA

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